Biografia

Michele Viterbo nasce a Castellana Grotte (Bari) l’8 ottobre 1890 da un’antica famiglia anche con tradizioni risorgimentali.

All’età di 15 anni inizia a scrivere come corrispondente da Castellana sul Corriere delle Puglie, giornale per il quale, l’anno successivo, pubblica i primi articoli, ottenendo, dopo soltanto due mesi, la prima pagina1.

Sempre nel 1905 comincia pure a collaborare con Il Giornale d’Italia, con Il Mattino di Matilde Serao e con La Vita di Roma.

Nel 1909 fonda con Alfredo Violante, scomparso in Germania in prigionia nel 1945, una rivista intitolata Puglia Giovane che, dopo le elezioni di quell’anno, pubblica una documentazione dei brogli e dei soprusi con cui molti deputati avevano vinto la lotta in Puglia.

Due anni dopo fa rappresentare una commedia in tre atti, La moglie del prefetto, che è una satira sui sistemi politici ed elettorali del tempo.

Proprio per contrastare questi sistemi e combattere il conformismo prefettizio e ministeriale – la “massa” non si è ancora mossa e il governo Giolitti ha da poco approvato il suffragio allargato, che porta gli elettori di Castellana da 850 a 3000 – il Nostro fonda, nel 1913, l’Associazione “Pro-Castellana”.

I maggiori problemi del luogo vengono così discussi in comizi e pubblici dibattiti a cui partecipano soprattutto, con vivissimo interesse e per la prima volta, le fasce sociali più umili (contadini e piccoli artigiani), con la collaborazione anche delle donne. Risultato: l’Associazione, dopo un anno, conta più di 600 soci e nelle elezioni amministrative del luglio 1914, con una propria lista, vince con 900 voti di maggioranza.

Per tutta la durata del successivo mandato, l’Amministrazione municipale si incontra ogni mese con i soci della “Pro-Castellana” per rendere conto dell’opera svolta. Durante la guerra, la stessa Associazione dà vita al “Comitato di assistenza civile e morale”, che svolgerà lodevole opera per alleviare le sofferenze delle famiglie dei soldati al fronte.

Nello stesso periodo Viterbo è assiduo collaboratore del settimanale Humanitas, diffuso in tutta Italia e diretto da Piero Delfino Pesce, nonché della Rassegna Pugliese di Trani, della Rivista Popolare di Napoleone Colajanni, e, qualche anno dopo, de Il Mondo di Giovanni Amendola, della Critica Politica di Oliviero Zuccarini, de La Voce di Firenze, fondata da Giuseppe Prezzolini, che il Nostro conosce a Roma a guerra finita.

Sulla “Pagina Meridionale” del Giornale d’Italia prende contatto dialettico con Gaetano Salvemini con articoli di argomento scolastico2.

Risale al 26 marzo 1912 la prima lettera che Salvemini indirizza a Michele Viterbo: «Nel Suo articolo, …, l’opera mia è discussa con serenità e onestà d’intenti. Ella, scrivendo il Suo articolo, non ha voluto rendere servigio a nessun politicante, insultando a sangue freddo me, Ella non gonfia le gote in nome di nessuna classe oltraggiata, non si aderge a vindice autorizzato di nessuna dignità offesa. Probabilmente Ella non è avvocato e non sarà mai candidato amministrativo. Ella è un uomo di buona fede e di buona volontà…»3. «È l’inizio, commenta Aldo Vallone, di una collaborazione a distanza». Con altre lettere Viterbo viene sollecitato da Salvemini a scrivere di propaganda antiprotezionista per i maestri, di problemi elettorali nella provincia di Bari, del Consorzio dell’Acquedotto pugliese, del programma agrario in Puglia, ecc.

Il rapporto epistolare fra i due, tra alti e bassi, dura sino al luglio 1922, o forse, secondo quanto si legge a pagina 146 del Diario, sino al 1924. Nell’ultima scoraggiata lettera inviata da Gaetano Salvemini a Michele Viterbo si legge: «Quanto Ella mi scrive delle condizioni della provincia di Bari non mi sorprende. Dopo vent’anni di esperienza, mi sono convinto che quello è un terreno di estrema difficoltà: forse il più difficile terreno che ci sia in Italia. E vorrei ingannarmi: ma temo non ci sia nulla da fare per chi vuole lavorare onestamente in un ambiente dove la furbizia e la camorra dominano sovrane, e la gente onesta si chiude nella vita privata». Allorché il 6 settembre 1957 il grande meridionalista scompare, Luigi de Secly, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, si rivolge a Michele Viterbo perché prepari lui, che l’aveva ben conosciuto, il “pezzo” da pubblicare sul giornale del giorno dopo4.

Più o meno negli stessi anni (le lettere risalgono al 1917-1919), Viterbo entra in corrispondenza, osserva sempre Vallone, con «un’altra voce accorata»: Giustino Fortunato5. L’uomo politico così scrive il 13 febbraio del ‘17 a Michele Viterbo: «Io ammiro il suo amore ai problemi riguardanti la nostra povera regione natale. L’ammiro e plaudo. Ma perdoni a un pessimista: Ella vede troppo roseo».

Aldo Vallone, dantista e storico della letteratura, nel suo commento alla «significativa corrispondenza» dal titolo Michele Viterbo attraverso le lettere inedite di Gaetano Salvemini e Giustino Fortunato6 così sintetizza questo similare rapporto letterario: «Sembra che poco ci sia di comune tra il giovane pugliese, che non ha ancora trent’anni, e il grande uomo politico assai innanzi negli anni: eppure v’è un legame strettissimo, non dissimile, sotto questo aspetto, da quello che si era stabilito con Salvemini: il meridionalismo, la passione per la propria terra, la piccola patria che non si trova nella grande nazione ritrovata […]».

Il primo successo oratorio del lontano 1907 – quando Michele Viterbo non ha ancora 17 anni – precede di poco la pubblicazione della medesima conferenza: Nel centenario di Garibaldi. La seconda pubblicazione (1908), Discorso per il XX Settembre, anch’essa ricavata da una conferenza, è dedicata al padre garibaldino di Mentana. Le pubblicazioni, non tutte qui elencate, sono successive di qualche anno a queste prime due: Castellana nel Risorgimento nazionale; Castellana e le alluvioni attraverso i secoli; I problemi della Puglia nell’ora presente; I trulli di Alberobello e la loro storia; La tradizione pedagogica meridionale e Nicola Fornelli; Giuseppe Massari; Pietro Palumbo; Il Mezzogiorno e la legge Daneo-Credaro; Gli operai e la Patria; Un milite pugliese di quattro rivoluzioni: Raffaele Netti; L’avv. Ignazio Leone; Un pioniere delle industrie e seminatore di bene: Saverio de Bellis, ricavato da un discorso commemorativo tenuto dal Nostro a Castellana il 29 aprile 1919 e ristampato successivamente nel 2006.

La guerra mondiale segna l’ora della grande illusione italiana. «Il maggio radioso, scrive Francesco Francavilla, non lo vide, pur essendo convinto della “necessità” della guerra, tra gli scalmanati propagandisti dell’intervento…» «Ebbe però», continua Nicola Coropulis nel già ricordato Peucezio sul “filo rosso” della storia, «per pochi mesi l’opportunità di vivere la drammatica esperienza in prima linea».

Il Nostro è in trincea la prima volta nel 1916 sotto Pedescala in Val d’Assa, tra i monti Cengio e Cimone, con il 145° Fanteria, e si guadagna la Croce di guerra. Poi, dopo la presa di Gorizia, viene trasferito prima a Tapogliano e poi dislocato all’infernale Quota 144, ove la furia nemica investe il suo reparto. «Anche la mia famiglia», scrive, «ha tre di noi al fronte e, come tante famiglie italiane, paga il suo tributo alla prima guerra mondiale. Il più giovane, Oronzino, muore nel 1917 in Albania».

Alla fine del conflitto, con il grado di capitano, viene chiamato a Roma a far parte dell’Istituto Storiografico di Stato Maggiore, in collaborazione con Giovanni Borelli, Giuseppe Prezzolini, Giovanni Marchi e altri studiosi e intellettuali. «In un vero ambiente culturale», commenta lo stesso Viterbo. Qui conosce il Maresciallo d’Italia Armando Diaz, con il quale ha una breve corrispondenza e al quale, nel settembre 1937, da podestà di Bari, farà erigere un monumento sul Lungomare.

Dal 1913 in poi pubblica decine di articoli sulla “questione meridionale” e sul “decentramento”. La questione meridionale alla vigilia del suffragio allargato. Pagine di propaganda e di battaglia, edito da Humanitas, merita il giudizio favorevole di Fortunato, Salvemini e Colajanni, e contribuisce validamente alla difesa degli interessi regionali.

L’altro saggio del 1920, Un problema nazionale: il decentramento, con prefazione del ministro P. Chimienti, edito dalla Treves di Milano, viene molto apprezzato e raggiunge una considerevole tiratura. Dello stesso anno è Nazione giovane, ordinamenti vecchi, pubblicato sulla rivista Conferenze e Prolusioni di Torino. Nel 1923 è ancora uno scritto sugli stessi temi, Il Mezzogiorno e l’accentramento statale, a documentare le gravi sperequazioni a danno del Sud Italia. Il volume, edito da Cappelli di Bologna, è commentato favorevolmente dalla stampa di ogni colore.

Nel 1927 è la volta di Politica del lavoro nel Mezzogiorno (collana “Politeia” di Roma), considerato anch’esso con favore e ampiamente recensito. I tanti articoli, oltre ai volumi già citati, avallati dalle opere pubbliche che sono ricordate più avanti e che via via per iniziativa del Viterbo si stanno realizzando, gli fanno meritare l’apprezzamento di meridionalista concreto e fattivo.

Nel 1915 il Nostro ha intanto presentato, dopo la pubblicazione in cinque puntate sul Corriere delle Puglie, la storia di un losco figuro: Un bandito pugliese del XVIII secolo: “Scannacornacchia”. Il volumetto, ormai da decenni introvabile, è stato ripubblicato in tiratura limitata nel 2005.

Notevole è il numero delle monografie e degli opuscoli, editi dal 1916 al 1922, che in parte si citano: Tre precursori: Imbriani, Bovio, Cavallotti; Uomini di Puglia: Andrea Angiulli, Sigismondo Castromediano, Giuseppe Massari; Matteo Renato Imbriani e l’ora presente; Uomini di Puglia: Luigi Pinto, quest’ultimo concittadino del Viterbo, come d’altronde anche Andrea Angiulli; Quattro riformisti: Bissolati, Bonomi, Turati, Treves, sulla crisi del socialismo italiano e, ancora nel ‘24, dopo averlo trattato l’anno precedente, Sidney Sonnino, che viene lodato per l’equanimità del giudizio storico e in seguito tradotto in cecoslovacco, mentre Quattro riformisti: Bissolati, Bonomi, Turati, Treves è tradotto in francese. Del 1929 è Un grande storico di Puglia: Domenico Morea che, nel 1962, viene ancora pubblicato nel primo centenario del liceo ginnasio di Conversano intitolato proprio a Morea.

Michele Viterbo, come è stato accennato all’inizio, collabora con il Corriere delle Puglie – che diventerà poi La Gazzetta del Mezzogiorno – dall’ottobre 1905 al luglio 1943 e, con lo pseudonimo di “Peucezio”, dall’agosto 1950 in poi, scrivendo oltre 1500 articoli (l’inventariazione è ancora in corso) soprattutto di carattere storico ed economico-sociale. Dal 1925 al 1931, per conto della Gazzetta e della Camera di Commercio Italo-Orientale, cura con Sante Cosentino l’inserto quindicinale de La Gazzetta di Puglia, intitolato “Le Vie dell’Oriente”, con articoli di carattere economico-statistico-commerciale e, dal luglio 1927 alla fine del 1939, si occupa anche della Gazeta Shqipëtare, edizione albanese del quotidiano di Bari, con scritti che sostengono gli scambi commerciali con i Paesi balcanici e dell’Oriente mediterraneo e trattano, tra le altre problematiche, anche quella di una ordinata regolamentazione.

Dal novembre 1933 al marzo 1940 è presidente del Consiglio di Amministrazione della Gazzetta del Mezzogiorno, risanandone i conti.

Del 1934 e del 1937 sono l’opuscolo Il Santo del lavoro (Don Giovanni Bosco) e il volumetto illustrato Bari e San Nicola nell’850° anniversario della traslazione delle reliquie da Mira a Bari.

Alla fine del 1923 Viterbo ha, nel frattempo, fondato l’Ente Pugliese di cultura popolare e di educazione professionale, che dirige sino al 1943. L’Ente realizza soprattutto nelle zone più disagiate della Puglia e della Basilicata – regioni sprovviste di istituzioni educative – scuole rurali, serali, materne, professionali per artigiani e operai, contribuendo in modo determinante alla lotta contro l’analfabetismo e a favore di un’adeguata qualificazione dei lavoratori7.

 

Scrive Ernesto Bosna nella sua relazione dell’aprile 1987 L’opera di Michele Viterbo in favore della cultura popolare in Puglia: «Ovunque vi fosse una popolazione sparsa giunse l’opera dell’Ente pugliese di cultura. Le scuole furono spesso visitate da medici, in quasi tutte si provvide alla refezione calda quotidiana oltre che alla distribuzione di indumenti e scarpe».

Il Ministero della Pubblica Istruzione, allora Educazione Nazionale, che già nel marzo 1923 ha conferito a Michele Viterbo la Medaglia d’argento, nel settembre 1927 lo premia con la Medaglia d’oro «per gli eminenti servigi da lui resi alla causa dell’educazione del popolo creando e incrementando l’Ente pugliese di cultura», che viene anch’esso premiato per le sue «imponenti realizzazioni» con la Stella d’oro al merito della Scuola e indicato quale esempio in tutta Italia.

Nel marzo 1938 – la percentuale degli analfabeti dall’istituzione dell’ente si è ridotta più nelle campagne che nei centri abitati – viene conferita a Michele Viterbo la Medaglia d’oro di prima classe quale «benemerito della scuola e della elevazione del popolo». Quasi trent’anni più tardi, nel giugno 1966, viene ancora premiato con una Medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione quale «benemerito della scuola, della cultura e dell’arte».

Nel gennaio 1924 si costituisce la Camera di Commercio Italo-Orientale, anch’essa in partenza, come l’Ente Pugliese, con scarsissimi mezzi economici, di cui il Nostro cura sin dall’inizio l’organizzazione (Viterbo, scrive infatti Mario Diglio nel suo volume Fiera del Levante, «è forse l’unica persona a Bari che aggiornava costantemente le statistiche sul commercio estero dell’Italia e sull’apporto della Puglia al movimento di export») ed è prima segretario generale, poi direttore generale e, dal 1939 al 1943, presidente.

Tre anni dopo la sua costituzione, l’Ente camerale ottiene la promozione a Ente morale e giuridico, divenendo la prima Camera di commercio mista (con Comune e Provincia) di tutta Italia.

L’Istituto avvia l’esportazione di prodotti8, l’insegnamento delle lingue, lo studio e la conoscenza metodica dei mercati orientali e dell’Est europeo, apre suoi uffici di corrispondenza, ampiamente reclamizzati, persino in Finlandia, India e Giappone, ottiene la collaborazione all’estero di alcune rappresentanze diplomatiche.

In sostanza, si deve a questa Camera il silenzioso ma attivissimo lavoro preparatorio che fa nascere la Fiera del Levante.

Viterbo è nominato segretario generale del Comitato promotore del nuovo organismo e incaricato di predisporre lo statuto. Della Campionaria barese, che sorge senza il contributo dello Stato (la Provincia, con Michele Viterbo commissario, ha anche garantito la quota del mutuo di pertinenza del Comune di Bari, in quanto lo stesso è privo di sovrimposta disponibile), il Nostro viene nominato vicepresidente con presidente Antonio De Tullio.

La stessa carica di vicepresidente ricopre quando nel 1930 viene inaugurata la Fiera e ancora nel periodo dal 1935 allo scoppio della guerra.

Intanto, Michele Viterbo fino al 1922 è iscritto al Partito socialista riformista, partito al quale continua ad aderire fino a tutto il 1924. Anche Francesco Francavilla in Michele Viterbo nell’album di vita pugliese del 1973 scrive: «Per alcuni suoi articoli… chi lo disse socialista e chi lo disse repubblicano…».

Nel maggio 1925 il Nostro viene iscritto di ufficio dalla sezione di Castellana Grotte al Partito nazionale fascista, suscitando, dice Francavilla, «amara sorpresa in chi lo aveva seguito fino allora», anche se «a Roma, alla Camera, era stato testimone del malinconico sgretolamento della democrazia…» Quelle impressioni, gli stati d’animo di quel periodo e il profondo travaglio sono evidenti in molte pagine del Diario.

Dal 1927 Viterbo viene nominato regio Commissario della Provincia di Bari e poi, dal 1929 al 1931, Preside della stessa Istituzione9.

A questi anni sono legate le maggiori realizzazioni: Università, costruzione di vari istituti scolastici soprattutto per rendere disponibile il palazzo dell’Ateneo destinato all’Università, Fiera del Levante, Pinacoteca Provinciale, Campo di aviazione di Palese, Consorzio per la bonifica del Locone, ospitato negli uffici della stessa Amministrazione provinciale, apertura di molte vie di comunicazione, tra cui la via della “Rivoluzione”, concepita per avvicinare a Bari Castel del Monte e la Murgia di Minervino, restauro di antichi monumenti, come Castel del Monte, con il caratteristico viale turistico “Apulia” che fa da cintura al maniero, i primi dispensari tubercolari con l’acquisto a Putignano della Villa Romanazzi, ecc.

Matteo Fantasia, nel suo intervento, osserva che «si trattò davvero di un ritmo impressionante di realizzazioni» e definisce quel periodo «l’età d’oro della provincia e della città di Bari».

Dall’aprile 1935 all’aprile 1943 ricopre la carica di Podestà di Bari10. Il lungo e gravoso impegno amministrativo e le difficoltà affrontate soprattutto nel tempo di guerra sono ben illustrati nella relazione di Vito Antonio Melchiorre.

Come è ricordato da Nicola Coropulis nel suo già citato intervento, alla caduta del fascismo, Michele Viterbo è sottoposto a severo esame, il cui esito – «amministratore dalle mani nette» – mette in risalto la sua dirittura morale e la correttezza della sua gestione.

Francesco Francavilla, nel suo breve compendio, così riassume vent’anni di lavoro: «Preside della Provincia e podestà di Bari, lasciò ricordo di saggia e limpida amministrazione e di qualche gesto generoso verso amici anche antifascisti, mai di faziosità e clientelismo…».

Marco Lanera, sindaco di Castellana per molti anni e storico, integra lo scarno resoconto illustrando l’affettuoso rapporto esistente tra Michele Viterbo e il suo paese d’origine: «Ma nei confronti dei suoi concittadini, non di qualche gesto generoso si deve parlare, ma di un continuato patrocinio, tanto più degno quanto più spoglio di personale interesse… [che] non si ridusse a sporadici sussidi, o alla soluzione di problemi materiali… ma si estese al consiglio illuminato, all’opera fraterna di direzione quasi di coscienza: nel senso di una severa e pura morale civica, che finiva a volte per toccare livelli epici assai più profondi e interiori… Che dire, infine, del patrocinio anch’esso diuturno che Michele Viterbo validamente esercitò per lunghi anni a vantaggio di tutta intera l’Università e della sua patria castellanese?».

Dal 1952 al 1960 viene eletto consigliere provinciale nel Collegio di Castellana-Putignano-Noci. Fantasia, anch’egli nello stesso periodo nel Consiglio provinciale, lo ricorda come «lo storico del Consiglio…, tra i più presenti e i più assidui a stimolare e a promuovere iniziative».

Al primo biennio risalgono due opuscoli: Il turismo in provincia di Bari, edito a cura dell’EPT e ricavato da un suo intervento al Consiglio provinciale, e Attività dell’Amministrazione provinciale di Bari. Esame critico. Nel secondo quadriennio, pur sedendo sui banchi dell’opposizione quale indipendente di destra11, «per il suo comportamento esemplare» viene nominato componente del Consiglio dell’Unione delle province pugliesi e del Consiglio della Fiera del Levante.

 

È doveroso ricordare che Viterbo è il primo a portare in discussione in Consiglio provinciale i problemi del turismo, del potenziamento dell’Acquedotto Pugliese (molte località non sono ancora servite)12 e a proporre e intavolare trattative per il passaggio alla Provincia della Biblioteca De Gemmis.

Tra le opere più note del secondo dopoguerra si cita La Puglia e il suo Acquedotto, medaglia d’oro del “Premio Mezzogiorno” nel 1954 (Laterza 1954, 1991, 2010). Nella motivazione del Premio si legge: «La Commissione segnala il contributo assai meritevole di Michele Viterbo che con il suo volume non soltanto ha scritto la storia della più grandiosa opera pubblica costruita per la rigenerazione economica e civile del Mezzogiorno, ma ha illuminato con il corredo delle ricerche laboriose e pazienti il lungo travaglio della regione pugliese per assurgere a più umane condizioni di vita sociale».

Anche l’Acquedotto Pugliese gli conferisce la medaglia d’oro «per aver collaborato nel campo dell’ingegno alla realizzazione, al potenziamento e alla conoscenza dell’Acquedotto Pugliese».

Il volume merita un lusinghiero commento di Luigi Sturzo, che vuole conoscere personalmente l’Autore, con cui in passato aveva polemizzato attraverso la stampa a proposito dell’ordinamento regionale. L’ultima edizione del 2010 viene pubblicata per iniziativa dell’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Puglia, con introduzione dell’assessore Fabiano Amati, anch’egli appassionato cultore del vitale problema dell’acqua.

Di grande valore sono i tre volumi, editi sempre da Laterza, Gente del Sud (1959), Da Masaniello alla Carboneria (1962), con introduzione dello storico Raffaele Ciasca, e Il Sud e l’Unità (1966). I primi due volumi, nel dicembre 1964, sono premiati dall’Accademia Pontaniana di Napoli.

Nelle relazioni degli storici Nino Cortese, Gino Doria e Angela Valente vengono messi in risalto la validità delle opere, il grande amore dell’autore per la terra meridionale e la sua profonda conoscenza della storia del Sud. Luigi Sturzo esprime un giudizio favorevole e ritiene di aggiungere: «Da molti anni seguo con vivo interesse gli scritti che Viterbo pubblica…».

Il terzo volume, Il Sud e l’Unità, che completa la serie di Gente del Sud – titolo che nel 1959 era stato dato al solo primo volume, poi ribattezzato Antiche civiltà con l’edizione del 1987 – tratta il periodo storico a partire dal 1820-1821, sino all’indomani della prima guerra mondiale, con particolare attenzione al fenomeno del brigantaggio postunitario.

La critica giudica con ogni favore le tre opere, che sono recensite, tra gli altri, da autori del valore del Gabrieli, del Valsecchi e ancora del Ciasca e vengono segnalate in seduta pubblica, con parole di alto elogio, all’Accademia dei Lincei, da Luigi Salvatorelli: giudizio poi riportato nella sua recensione sulla Stampa di Torino.

La trilogia è riproposta da Laterza nel 1987 con presentazione di Matteo Fantasia, quale presidente del Comitato di Bari dell’Istituto del Risorgimento succeduto a Viterbo, e introduzione di Aldo Vallone, dal titolo Ricordo di Michele Viterbo.

Nel 2011 viene pubblicata una nuova edizione de Il Sud e l’Unità, con postfazione del governatore della Puglia Nichi Vendola. Con il “logo” dei 150 anni dell’Unità, l’opera rappresenta la Puglia alla mostra dei volumi celebrativi esposti nelle sale del Vittoriano e viene presentata a Bari, presso la Libreria Laterza, da Vito Antonio Leuzzi e Giuseppe Poli.

Di seguito si elencano gran parte delle monografie e degli opuscoli pubblicati a partire dal 1953: Salvatore Cognetti-De Martiis; Giuseppe Capruzzi; Il trentennale dell’Università agli studi di Bari; Bari, in “Città d’Italia cent’anni fa”; Aragona Orsini del Balzo e Acquaviva d’Aragona nella contea di Conversano; Bari a Giandomenico Petroni (Viterbo detta anche la lapide apposta il 19 luglio 1968 sulla casa dello stesso Petroni); Giovanni Colella, un socialista d’altri tempi; Pasquale Cafaro nel ricordo di un vecchio amico; Un fratello di Garibaldi commerciante di olii a Bari; Castellana nella preistoria; Edmondo De Amicis e Matteo Renato Imbriani; Vito Nicola De Nicolò; Il carteggio di Giovanni Giolitti e il Mezzogiorno; Postilla a Bari e il Re Murat; Raffaele de Cesare.

Convinto assertore del contributo determinante, ma «ampiamente ignorato e sottovalutato», fornito dal Mezzogiorno alla causa dell’Unità d’Italia, Michele Viterbo è, in Puglia, tra i più anziani soci della Società di Storia Patria e ne riveste la carica di presidente dal 1927 al 1931 e dal 1939 al 1943. Più volte designato nei vari Consigli direttivi, viene nominato vicepresidente negli ultimi anni.

Dal luglio 1954 sino alla fine, è presidente del Comitato di Bari dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano13.

Sotto la sua guida si svolgono importanti manifestazioni, che portano in Puglia studiosi da ogni parte d’Italia, stimolando le ricerche storiche sul periodo risorgimentale. Al Congresso nazionale tenutosi a Bari nell’ottobre 1958 con grande affluenza di storici e docenti, e alla contemporanea Mostra sull’età risorgimentale realizzata con l’Archivio di Stato di Bari, Michele Viterbo partecipa con il saggio Giuseppe Massari e la sua relazione sul brigantaggio e le province napoletane.

 Tra gli ultimi convegni svolti dall’Istituto in campo nazionale si ricorda quello del 29-31 ottobre 1966, dal titolo Terra di Bari all’aurora del Risorgimento (1794-1799). Gli apprezzamenti manifestati, non soltanto nella relazione conclusiva, dal presidente nazionale dell’Istituto, lo storico Alberto M. Ghisalberti, bene esprimono il lusinghiero esito di quella rievocazione. Al ponderoso volume degli atti, edito da Laterza nel 1970, Michele Viterbo contribuisce con il saggio Il 1799 a Bari e in Puglia, che viene in seguito pubblicato anche separatamente, sempre da Laterza.

Nell’arco della sua vita Michele Viterbo ha cooperato con circa cinquanta testate (quotidiani, settimanali, riviste) e ha pubblicato oltre settanta tra volumi e opuscoli.

Muore a Bari il 13 aprile 1973.

Due anni dopo, per sua volontà, la maggior parte della sua biblioteca, oltre settemila tra volumi e opuscoli, viene donata al Comune di Castellana Grotte. Altre donazioni librarie sono state eseguite nel 2014 a favore della Biblioteca Nazionale (circa cinquecento) e dell’Archivio di Stato di Bari (circa ottocento). A quest’ultima Istituzione è stato anche destinato l’archivio privato di Michele Viterbo, dichiarato nel 1990 di “notevole interesse storico” dalla Soprintendenza Archivistica della Puglia. Ulteriore documentazione (volumi e giornali) è custodita presso la Teca del Mediterraneo-Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia.

Nel 1987 sono stati pubblicati dalla figlia dell’Autore, Silvia, tre volumi inediti, interpretati dalla stessa con metodo e rigore scientifico, dal titolo Castellana, la Contea di Conversano e l’Abazia di San Benedetto con introduzione del giurista Francesco M. de’ Robertis.

Da chi ha curato la prima e ora la seconda edizione del Diario, è stata pubblicata, nel 2006, l’altra opera inedita, Dagli ultimi re borbonici alla caduta del fascismo.

Nicola Viterbo

 

Note bibliografiche
[1] L’esordio in prima pagina ad appena 16 anni è ricordato da Nicola Coropulis: cfr. “Peucezio, sul «filo rosso» della storia da quando non aveva l’età”, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 1887-1987 (Supplemento a La Gazzetta del Mezzogiorno), EDISUD, Bari 1977, pp. 167-171. [2] Michele Viterbo è un esperto in materia. Ha pubblicato, a partire dal 1908, decine di articoli su temi prettamente scolastici e per manifestare il proprio dissenso per come è riportata nei testi in uso nelle scuole la storia d’Italia a danno del Mezzogiorno. Ha partecipato a convegni e dibattiti proponendo modifiche ai programmi e al sistema scolastico vigente. Nel 1920 consegue l’abilitazione di direttore didattico, nel 1921 risulta primo eletto tra i componenti del Consiglio provinciale scolastico, viene nominato componente del primo Consiglio regionale scolastico della Puglia (1920-1928) e presidente della Federazione provinciale dei patronati scolastici. Nel marzo 1923, su proposta della Deputazione scolastica e dei patronati scolastici, viene insignito dal Ministero della Pubblica Istruzione della Medaglia d’argento «per non comuni e gratuite prestazioni a vantaggio dell’istruzione elementare e popolare». Dal 1917 al 1931 è nominato, sempre dal Ministero della Pubblica Istruzione, ispettore onorario dei monumenti nei mandamenti di Castellana, Turi, Locorotondo, Putignano e Rutigliano. [3] Prima di quella data, Michele Viterbo ha scritto: sul Giornale d’Italia del 19 marzo 1912 “La scuola e il Mezzogiorno. A proposito di una conferenza di Salvemini”; sull’Italia Meridionale del 24 marzo 1912 “I maestri, il professore Salvemini e la Legge Daneo-Credaro”. Due articoli con i quali Michele Viterbo, «pur polemizzando, fu tra i pochi insegnanti che si schierarono a favore della tesi di Salvemini» (Pasquale Minervini in Corrispondenze pugliesi, p. 124). [4] L’articolo (non firmato) è pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 7 settembre 1957 con il titolo “Gaetano Salvemini è morto”. [5] A firma Michele Viterbo sono stati in quegli anni pubblicati su la Democrazia pugliese del 28 gennaio 1912 “I discorsi di Fortunato sul Mezzogiorno”; sul Giornale d’Italia del 30 agosto 1917 “Suffragio universale e scrutinio di lista. Una lettera del sen. Fortunato”; sul Giornale delle Puglie del 17-18 maggio 1920 “Il Mezzogiorno reclama la riforma tributaria. Recensione al volume di Fortunato dal titolo «Questione meridionale e riforma tributaria»” [6] In La rivalutazione del Risorgimento pugliese e meridionale attraverso l’opera di Michele Viterbo, Atti del seminario di studi 13 e 14 aprile 1987, a cura del Comitato di Bari dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, Levante, Bari 1988. In Aldo Vallone, Scritti Salentini e Pugliesi (a cura di Giancarlo Vallone), Congedo Editore, Martina Franca 2003. Le sole lettere di Gaetano Salvemini a Michele Viterbo sono state pubblicate integralmente, e con qualche commento, in “Corrispondenze Pugliesi” – Collana Salveminiana (a cura di Pasquale Minervini). Ed. Mezzina, Molfetta 1989. Di Pasquale Minervini è stata pure riprodotta la lettera del 5 aprile 1990 con la quale dà notizia della pubblicazione in corso del volume da lui curato. Molti anni dopo sono state rinvenute nell’archivio di Michele Viterbo altre due lettere di Gaetano Salvemini non censite e inedite, che vennero inviate in copia al Minervini. Lo stesso Minervini, con nota del 5 dicembre 2007, da conferma della lettura della lettera a lui spedita. Nel gennaio 2014 tutte le lettere autografe già pubblicate e le due inedite, delle quali non si possiede fotocopia e data, sono state consegnate all’Archivio di Stato di Bari (ndc). [7] L’Ente pugliese di coltura popolare. Tre anni di lavoro e di battaglie. 1923-1926, Società Editrice Tipografica, Bari 1927; Programmi d’insegnamento per corsi serali per maestranze, Società Editrice Tipografica, Bari 1932. [8] Cfr. a questo proposito, sul sito www.micheleviterbo-peucezio.it: I mercati d’Oriente nei loro scambi col Mezzogiorno d’Italia, in “Quaderni della Camera di Commercio italo-orientale”, n. 1, Società Editrice Tipografica, Bari 1925; La produzione e il commercio degli olii nei paesi orientali e in Italia, in “Quaderni della Camera di Commercio italo-orientale”, n. 2, Società Editrice Tipografica, Bari 1926; Il commercio oleario con i paesi dell’Oriente, Relazione per l’VIII Congresso internazionale di olivicoltura, Società Editrice Tipografica, Bari 1926; I mercati europei del Nord-Est e la nostra esportazione di frutta ed ortaggi, in “La Gazzetta di Puglia”, 15 aprile 1927; Il mercato turco e le nuove possibilità per il commercio italiano, F.lli Laterza & Polo, Bari 1929; Il mercato russo e l’Italia, Relazione di Michele Viterbo al Congresso tenutosi a Roma il 9 luglio 1931 presso la Confederazione Nazionale del Commercio; Il mercato russo e l’Italia in uno studio della Camera di Commercio Italo-Orientale, in “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 22 agosto 1931; Politica Orientale, in “Bollettino di informazioni della Camera di Commercio Italo-Orientale”, 14 settembre 1932; Bari e l’espansione in Oriente, Relazione del Presidente della Camera di Commercio Italo-Orientale all’Assemblea Generale dei Soci, Bari, 21 settembre 1940. [9] L’Amministrazione provinciale di Bari dal settembre 1927 all’aprile 1929, con una relazione del Preside Michele Viterbo, Società Editrice Tipografica, Bari 1929; Amministrazione Provinciale di Bari, Relazione del Preside e discussioni del Rettorato sul Bilancio 1931-IX, Scuola Tipografica dell’Istituto Provinciale “Apicella”, Molfetta 1931. [10] Comune di Bari, Relazione del Podestà alla prima adunanza della Consulta municipale, 18 aprile 1937-XV, Tipografia Cressati, Bari 1937; Comune di Bari, Relazione del Podestà alla Consulta municipale sull’opera svolta dal 1935-XIII al 1943-XXI, G. Pansini, Bari-Andria 1943. [11] «Una scelta discutibile, commenta Marco Lanera, ma quasi fatale per uno cui l’ottusa e interessata settarietà di molti aveva lasciato ben poco margine di scelta», che però il Nostro nel Diario, alla data 31 luglio 1944, aveva previsto quando scrive: «Non v’è esempio nell’ultimo secolo che una sconfitta militare sia stata fatta pesare, senza distinzione, su tutto un partito di milioni di persone». [12] Michele Viterbo sta per pubblicare la storia dell’Acquedotto e ben conosce le tante difficoltà che sono state affrontate per far giungere l’acqua nei paesi della Puglia. Nel 1922 è a capo dei Comitati di agitazione di Castellana, Conversano, Polignano e Monopoli e accanito oppositore dell’incapace presidenza del tempo che, con articoli di stampa e pubblici comizi, riesce a far sostituire nel marzo 1923. La mattina del 27 luglio dell’anno successivo, con un tripudio di folla, viene finalmente inaugurata la prima fontanina pubblica a Castellana. [13] Per una esauriente conoscenza dell’argomento, è necessario consultare lo scritto di Vito Antonio Leuzzi: La nascita dell’Istituto del Risorgimento di Bari ed il rilancio degli studi sulla Puglia e sul Mezzogiorno. L’opera di Alberto Maria Ghisalberti e di Michele Viterbo, in “Risorgimento e Mezzogiorno”, n. 37/38, dicembre 2008, Levante Editori.

 

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