Biografia

 

INDICE

 

Gli inizi

Michele Viterbo nasce a Castellana Grotte (Bari) l’8 ottobre 1890 da un’antica famiglia con tradizioni risorgimentali.

All’età di 15 anni inizia a collaborare come corrispondente da Castellana su La Vita di Roma, Il Mattino di Matilde Serao e il  Corriere delle Puglie, firmando con le sole iniziali o servendosi di pseudonimi (“Ego”, “Doctor”, ecc.) oppure non firmando affatto. Nel dicembre del 1906 il Corriere delle Puglie pubblica in prima pagina il suo primo articolo dal titolo Contadini, agricoltura e colonizzazione interna.1

Nel 1910 inizia una collaborazione, che durerà molti anni, con Il Giornale d’Italia.

Nel 1909 fonda con Alfredo Violante,2 scomparso in Germania in prigionia nel 1945, una rivista intitolata Puglia Giovane che, dopo le elezioni di quell’anno, pubblica una documentazione dei brogli e dei soprusi con cui molti deputati avevano vinto la lotta politica in Puglia.

Due anni dopo fa rappresentare una commedia in tre atti, La moglie del prefetto, che è una satira sulle concezioni politiche ed elettorali del tempo.

Proprio per contrastare questi sistemi, combattere il conformismo prefettizio e ministeriale,  promuovere i pubblici interessi (la “massa” non si è ancora mossa e il governo Giolitti ha da poco approvato il tanto atteso suffragio allargato che porta gli elettori di Castellana da 850 a 3000) il Nostro fonda, nel 1913, l’Associazione “Pro-Castellana”.

I maggiori problemi del luogo vengono discussi con gli amministratori locali in comizi e pubblici dibattiti a cui partecipano soprattutto, con vivissimo interesse e per la prima volta, le fasce sociali più umili (contadini e piccoli artigiani) con la collaborazione anche delle donne. Risultato: l’Associazione, dopo un anno, conta più di 600 soci e nelle elezioni amministrative del luglio 1914, con una propria lista, vince con 900 voti di maggioranza. Per tutta la durata del successivo mandato, l’Amministrazione municipale si incontra ogni mese con i soci della “Pro-Castellana” per rendere conto dell’opera svolta. Raffaele De Leo, nel Dizionario biografico della Treccani, alla voce Michele Viterbo, definisce l’esperienza della Pro-Castellana: «significativa espressione del municipalismo democratico…».

Durante la guerra, la stessa Associazione dà vita al “Comitato di assistenza civile e morale”, che svolge lodevole opera per alleviare le sofferenze delle famiglie dei soldati al fronte.

Viterbo, commenta Raffaele Colapietra nella sua relazione dell’aprile 1987 (vd. nota 8), «attraverso il sodalizio con Violante e Pesce, e la fondazione di “Puglia giovane” [trova] una collocazione politica e culturale ben precisa nell’ambito della sinistra democratica antigiolittiana meridionale». Francesco Francavilla, nel suo Michele Viterbo nell’album di vita pugliese del 1973, così scrive: «per alcuni suoi articoli comparsi su qualche giornale, chi lo disse socialista e chi repubblicano…». Raffaele De Leo, nella sua recensione già citata, così si esprime: «Negli stessi anni un crescente interesse per le condizioni e le lotte dei contadini lo avvicinò agli ambienti del movimento socialista barese e a figure come Giovanni Colella e Giuseppe Di Vagno, con i quali entrò in rapporti amichevoli». Nello stesso periodo Viterbo è assiduo collaboratore del settimanale di orientamento antigiolittiano  Humanitas, diffuso in tutta Italia e diretto dal repubblicano Piero Delfino Pesce, nonché della Rassegna Pugliese di Trani, della Rivista Popolare di Napoleone Colajanni, e, nel 1921-1922, de Il Mondo di Giovanni Amendola, della Critica Politica di Oliviero Zuccarini, de La Voce di Firenze, fondata da Giuseppe Prezzolini che il Nostro conosce a Roma a guerra finita.

 

Gaetano Salvemini e Giustino Fortunato

Sulla “Pagina Meridionale” del Giornale d’Italia prende contatto dialettico con Gaetano Salvemini con articoli di argomento scolastico.3

Risale al 26 marzo 1912 la prima lettera che Salvemini indirizza a Michele Viterbo:4 «Nel Suo articolo – scrive – l’opera mia è discussa con serenità e onestà d’intenti. Ella …  non ha voluto rendere servigio a nessun politicante, insultando a sangue freddo me. Ella non gonfia le gote in nome di nessuna classe oltraggiata, non si aderge a vindice autorizzato di nessuna dignità offesa … Ella è un uomo di buona fede e di buona volontà». «È l’inizio, commenta Aldo Vallone, di una collaborazione a distanza». Con altre lettere Viterbo viene sollecitato da Salvemini a scrivere su L’Unità di propaganda antiprotezionista per i maestri, di problemi elettorali nella provincia di Bari, del Consorzio dell’Acquedotto pugliese, del programma agrario in Puglia, ecc.5

Il rapporto fra i due, tra alti e bassi, dura fino al luglio 1924. Nell’ultima scoraggiata lettera inviata da Gaetano Salvemini a Michele Viterbo si legge: «Quanto Ella mi scrive delle condizioni della provincia di Bari non mi sorprende. Dopo trent’anni d’esperienza, mi sono convinto che quello è un terreno di estrema difficoltà: forse il più difficile terreno che ci sia in Italia. E vorrei ingannarmi: ma temo non ci sia nulla da fare per chi vuole lavorare onestamente in un ambiente dove la furberia e la camorra dominano arcane, e la gente onesta si chiude nella vita privata». Allorché il 6 settembre 1957 il fervente meridionalista scompare, Luigi de Secly, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, si rivolge a Michele Viterbo perché prepari lui, che l’aveva ben conosciuto, il “pezzo” da pubblicare sul giornale del giorno dopo.6

Più o meno negli stessi anni (le lettere risalgono al 1917-1919) Viterbo entra in corrispondenza, osserva sempre Vallone, con «un’altra voce accorata», Giustino Fortunato. L’uomo politico così scrive il 13 febbraio del ‘17 a Michele Viterbo: «Io ammiro il suo amore ai problemi riguardanti la nostra povera regione natale. L’ammiro e plaudo. Ma perdoni a un pessimista: Ella vede troppo roseo».7

Aldo Vallone, dantista e storico della letteratura, nel suo commento dell’aprile 1987 alla «significativa corrispondenza» dal titolo Michele Viterbo attraverso le lettere inedite di Gaetano Salvemini e Giustino Fortunato,8 così sintetizza questo similare rapporto letterario: «Sembra che poco ci sia di comune tra il giovane pugliese, che non ha ancora trent’anni, e il grande uomo politico assai innanzi negli anni: eppure v’è un legame strettissimo, non dissimile, sotto questo aspetto, da quello che si era stabilito con Salvemini: il meridionalismo, la passione per la propria terra, la piccola patria che non si trova nella grande nazione ritrovata […]».

Il primo successo oratorio del lontano 4 luglio 1907 – quando Michele Viterbo non ha ancora 17 anni – precede di poco l’edizione a stampa  della medesima conferenza: Nel centenario di Garibaldi. La seconda monografia (1908), Discorso per il XX Settembre, anch’essa ricavata da una conferenza, è dedicata al padre garibaldino di Mentana.9 Le altre pubblicazioni, non tutte qui elencate, sono successive di qualche anno a queste prime due: Castellana nel Risorgimento nazionale; Castellana e le alluvioni attraverso i secoli; I problemi della Puglia nell’ora presente; I trulli di Alberobello e la loro storia; La tradizione pedagogica meridionale e Nicola Fornelli; Giuseppe Massari; Pietro Palumbo; Il Mezzogiorno e la legge Daneo-Credaro; Gli operai e la Patria; Un milite pugliese di quattro rivoluzioni: Raffaele Netti; L’avv. Ignazio Leone; Un pioniere delle industrie e seminatore di bene: Saverio de Bellis, ricavato da un discorso commemorativo tenuto dal Nostro a Castellana il 29 aprile 1919 e ristampato successivamente nel 2006.

 

La I Guerra mondiale

La guerra mondiale segna l’ora della grande illusione italiana. «Il maggio radioso, scrive Francesco Francavilla (op. cit.), non lo vide, pur essendo convinto della “necessità” della guerra, tra gli scalmanati propagandisti dell’intervento…» e Raffaele Colapietra, così conferma nella sua già citata relazione (vd. nota 8): «quel giovane non si è lasciato travolgere dalla ventata interventista a cui pure ha criticamente aderito» … «Ebbe, continua Nicola Coropulis (vd. nota 1), per pochi mesi l’opportunità di vivere la drammatica esperienza in prima linea. La bellissima “Lettera dal fronteè un eccezionale documento di questa esperienza fatta di eroismo come di morte, di nobili idealità come di enormi sacrifici».

Il Nostro è in trincea la prima volta nel 1916 sotto Pedescala in Val d’Assa, tra i monti Cengio e Cimone, con il 145° Fanteria, e si guadagna la Croce di guerra. Poi, dopo la presa di Gorizia, viene trasferito prima a Topogliano e poi dislocato all’infernale Quota 144, ove la furia nemica investe il suo reparto. «Anche la mia famiglia», scrive, «ha tre di noi al fronte e, come tante famiglie italiane, paga il suo tributo alla prima guerra mondiale. Il più giovane, Oronzino, muore nel 1917 in Albania».10

Alla fine del conflitto, con il grado di capitano, viene chiamato a Roma a far parte dell’Istituto Storiografico di Stato Maggiore, in collaborazione con Giovanni Borelli, Giuseppe Prezzolini, Giovanni Marchi e altri studiosi e intellettuali. «In un vero ambiente culturale», commenta lo stesso Viterbo. Qui conosce il Maresciallo d’Italia Armando Diaz, al quale, dopo una breve corrispondenza, nel settembre 1937, da podestà di Bari, farà erigere un monumento sul Lungomare.

 

La “questione meridionale” e il “decentramento”

Dal 1913 in poi pubblica decine di articoli sulla “questione meridionale” e sul “decentramento”. La questione meridionale alla vigilia del suffragio allargato. Pagine di propaganda e di battaglia, edito da Humanitas, merita il giudizio favorevole di Fortunato, Salvemini e Colajanni, e contribuisce validamente alla difesa degli interessi regionali.

L’altro saggio del 1920, Un problema nazionale: il decentramento, con prefazione del ministro P. Chimienti, edito dalla Treves di Milano, viene molto apprezzato e raggiunge una considerevole tiratura. Dello stesso anno è Nazione giovane, ordinamenti vecchi, pubblicato sulla rivista Conferenze e Prolusioni di Torino. Nel 1923 è ancora uno scritto sugli stessi temi, Il Mezzogiorno e l’accentramento statale, a documentare le gravi sperequazioni a danno del Sud Italia. Il volume, edito da Cappelli di Bologna, è commentato favorevolmente dalla stampa di ogni colore. Nel 1927 è la volta di Politica del lavoro nel Mezzogiorno (collana “Politeia” di Roma), considerato anch’esso con favore e ampiamente recensito.

 

Il meridionalismo concreto e maturo

«In quello stesso periodo, scrive Coropulis, Viterbo si segnalava come uno dei più vivaci ed acuti protagonisti della battaglia meridionalistica, alla luce dell’ingresso delle masse contadine del Sud nella vita pubblica nazionale che la guerra aveva realizzato». L’impegno per una effettiva modernizzazione delle “plebi”, il problema agrario in Puglia, i tanti articoli, oltre ai volumi già citati, avallati dalle opere pubbliche che sono ricordate più avanti e che via via per iniziativa del Viterbo si stanno realizzando, lo rendono espressione di un meridionalismo concreto e maturo.

 

Monografie e opuscoli

Nel 1915 il Nostro ha intanto presentato, dopo la pubblicazione in cinque puntate sul Corriere delle Puglie, la storia di un losco figuro: Un bandito pugliese del XVIII secolo: “Scannacornacchia”. Il volumetto, ormai da decenni introvabile, è stato ripubblicato in tiratura limitata nel 2005.

Notevole è il numero delle monografie e degli opuscoli, editi dal 1916 al 1922, che in parte si citano: Tre precursori: Imbriani, Bovio, Cavallotti; Uomini di Puglia: Andrea Angiulli, Sigismondo Castromediano, Giuseppe Massari; Matteo Renato Imbriani e l’ora presente; Uomini di Puglia: Luigi Pinto, quest’ultimo concittadino del Viterbo, come lo stesso Andrea Angiulli; Quattro riformisti: Bissolati, Bonomi, Turati, Treves, sulla crisi del socialismo italiano e, ancora nel ‘24, dopo averlo trattato l’anno precedente, Sidney Sonnino, che viene lodato per l’equanimità del giudizio storico e in seguito tradotto in cecoslovacco, mentre Quattro riformisti: Bissolati, Bonomi, Turati, Treves è tradotto in francese. Del 1922 è Un grande storico di Puglia: Domenico Morea che, nel 1962, viene ancora pubblicato nel primo centenario del liceo ginnasio di Conversano intitolato proprio a Morea.

 

Dal Corriere delle Puglie alla Gazzetta del Mezzogiorno

Michele Viterbo, come è stato accennato all’inizio, collabora con il Corriere delle Puglie – che diventerà poi La Gazzetta del Mezzogiorno – dall’ottobre 1905 al luglio 1943 e, con lo pseudonimo di Peucezio, dall’agosto 1950 in poi, scrivendo oltre 1500 articoli (l’inventariazione è ancora in corso) soprattutto di carattere storico ed economico-sociale.

Dal 1925 al 1931, per conto della Gazzetta e della Camera di Commercio Italo-Orientale, cura con Sante Cosentino l’inserto quindicinale de La Gazzetta di Puglia, intitolato “Le Vie dell’Oriente”, con articoli di carattere economico-statistico-commerciale che sostengono gli scambi con i Paesi balcanici e dell’Oriente mediterraneo. Dal luglio 1927 alla fine del 1939 si occupa, ancora con Sante Cosentino, della Gazeta Shqipëtare, edizione albanese del quotidiano di Bari, con articoli che pubblicizzano i prodotti italiani e ne incentivano il commercio.

Dal novembre 1933 al marzo 1940 è presidente del Consiglio di Amministrazione della Gazzetta del Mezzogiorno, riuscendo a risanarne i conti.

Del 1934 e del 1937 sono l’opuscolo Il Santo del lavoro (Don Giovanni Bosco) e il volumetto illustrato Bari e San Nicola nell’850° anniversario della traslazione delle reliquie da Mira a Bari.

 

L’Ente Pugliese di cultura popolare

Alla fine del 1923 Viterbo ha, nel frattempo, fondato l’Ente Pugliese di cultura popolare e di educazione professionale, che dirige sino al 1943. L’Ente – «deputato a portare fra le masse quell’istruzione che le “cosiddette classi dirigenti” negavano loro, commenta Coropulis – realizza, soprattutto nelle campagne più disagiate della Puglia e della Basilicata, più di mille istituzioni scolastiche tra scuole rurali, serali, materne, professionali per i figli dei contadini, contadini adulti, artigiani e operai, contribuendo in modo determinante alla lotta contro l’analfabetismo e a favore di un’adeguata qualificazione dei lavoratori.11 Meno di dieci anni dopo il suo sorgere, in vari àmbiti scolastici, l’analfabetismo risulta combattuto meglio nelle zone dove opera l’Ente che non nei centri abitati serviti dalle scuole normali.

Ernesto Bosna nella sua relazione dell’aprile 1987 dal titolo L’opera di Michele Viterbo in favore della cultura popolare in Puglia (vd. nota 8), scrive: «Ovunque vi fosse una popolazione sparsa giunse l’opera dell’Ente pugliese di cultura. Le scuole furono spesso visitate da medici, in quasi tutte si provvide alla refezione calda quotidiana, oltre che alla distribuzione di indumenti e scarpe».

 

I riconoscimenti del Ministero della Pubblica Istruzione

Il Ministero della Pubblica Istruzione, allora Educazione Nazionale, che già nel marzo 1923 ha conferito a Michele Viterbo la Medaglia d’argento, nel settembre 1927 lo premia con la Medaglia d’oro «per gli eminenti servigi da lui resi alla causa dell’educazione del popolo creando e incrementando l’Ente pugliese di cultura», che viene anch’esso premiato per le sue «imponenti realizzazioni» con la Stella d’oro al merito della Scuola e indicato quale esempio in tutta Italia. Come ricorda Matteo Fantasia nel suo intervento, il 28 marzo 1938 viene concessa a Michele Viterbo la medaglia d’oro di prima classe quale «benemerito della scuola e della elevazione del popolo» e ancora, nel giugno 1966, quasi a trent’anni di distanza, il Nostro viene premiato con un’altra Medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione quale «benemerito della scuola, della cultura e dell’arte».

 

La Camera di Commercio Italo-Orientale

Nel gennaio 1924 si costituisce la Camera di Commercio Italo-Orientale, anch’essa in principio, come è accaduto per l’Ente pugliese, con scarsissimi mezzi economici, di cui il Nostro cura sin dall’inizio l’organizzazione. Viterbo, scrive infatti Mario Diglio nel suo volume Fiera del Levante, «è forse l’unica persona a Bari che aggiornava costantemente le statistiche sul commercio estero dell’Italia e sull’apporto della Puglia al movimento di export», il Nostro è prima segretario generale, poi direttore generale e, dal 1939 al 1943, presidente. Tre anni dopo la sua costituzione, l’Ente camerale ottiene la promozione a Ente morale e giuridico, divenendo la prima Camera di commercio mista (con Comune e Provincia) di tutta Italia.

L’Istituto avvia l’esportazione di prodotti,12 l’insegnamento delle lingue, lo studio e la conoscenza metodica dei mercati orientali e dell’Est europeo, apre suoi uffici di corrispondenza, ampiamente reclamizzati, persino in Finlandia, India e Giappone, ottiene la collaborazione all’estero di alcune rappresentanze diplomatiche.

In sostanza, si deve a questa Camera e alla sua «attività di costante proiezione dei prodotti italiani verso nuovi mercati, scrive Coropulis, la ripresa vigorosa dei traffici verso l’Oriente mediterraneo e balcanico e, di fatto, la nascita, nel 1930, della Fiera del Levante».

 

La Fiera del Levante

Viterbo è nominato segretario generale del Comitato promotore del nuovo organismo e incaricato di predisporne lo statuto. Della Campionaria barese, che sorge senza il contributo dello Stato (la Provincia, con Michele Viterbo commissario, ha anche garantito la quota del mutuo di pertinenza del Comune di Bari, in quanto sprovvisto di sovrimposta disponibile), il Nostro viene nominato vicepresidente con presidente Antonio De Tullio. La stessa carica di vicepresidente ricopre quando nel 1930 viene inaugurata la Fiera e ancora nel periodo dal 1935 allo scoppio della guerra.

 

L’iscrizione al Partito fascista

Michele Viterbo fino al 1922 ha la tessera del Partito socialista riformista, partito al quale continua ad aderire fino ai primi mesi del 1925. «Proprio la crescente attenzione di Viterbo per il pensiero di Panunzio e l’instaurarsi di un rapporto di amicizia e collaborazione, scrive De Leo, influirono sulla svolta degli anni 1923-24, segnata dall’avvicinamento al fascismo». Dal maggio 1925 il Nostro viene iscritto d’ufficio dalla sezione di Castellana Grotte al Partito nazionale fascista, suscitando, scrive Francavilla, «amara sorpresa in chi lo aveva seguito fino allora», anche se, conviene lo stesso Francavilla, «a Roma, alla Camera [dalla tribuna stampa] egli era stato testimone del malinconico sgretolamento della democrazia, e ne aveva avuto una impressione penosa». Quelle sensazioni, gli stati d’animo di quel periodo e il profondo travaglio sono evidenti in molte pagine del Diario.

Nicola Coropulis così precisa: «aderendo, per così dire, da “sinistra”, Viterbo conservò sempre, anche quando ricoprì i gradi più alti della gerarchia amministrativa…, una concezione “movimentista” del fascismo, inteso non mai come statico sostegno di interessi costituiti ma come forza essenziale per una razionale modernizzazione capitalistica dell’economia. Obbedendo a tale concezione, egli non esitò a schierarsi contro gli agrari, che pure erano il nerbo del potere fascista e, in un articolo apparso sulla Gazzetta di Puglia del 20 dicembre 1924, ad accusarli di ‘oziare e accumulare e nient’altro, perpetrando situazioni non molto dissimili da quelle feudali». Infatti, scrive ancora De Leo, «distante dallo squadrismo e dal reazionarismo agrario, Viterbo vide nel sindacalismo corporativo [di Sergio Panunzio, uno dei più convinti teorici,] lo strumento attraverso cui l’Italia avrebbe guidato un processo di trasformazione sociale, finalizzato al superamento di capitalismo e comunismo, conquistando un ruolo centrale in Europa».

 

Le realizzazioni della Provincia di Bari

Dal 1927 Viterbo viene nominato regio Commissario della Provincia di Bari e poi, dal 1929 al 1931, Preside della stessa Istituzione.13

A questi anni sono legate le maggiori realizzazioni, elencate tutte da Fantasia nella sua relazione dell’aprile 1987, dal titolo Michele Viterbo amministratore della Provincia di Bari (vd. nota 8): Università, costruzione di vari istituti scolastici (tra cui il Giulio Cesare e il Convitto nazionale) soprattutto per rendere disponibile il palazzo dell’Ateneo destinato all’Università; Fiera del Levante, Pinacoteca Provinciale, Campo di aviazione di Palese, Consorzio per la bonifica del Locone, ospitato nei primi tempi, e pur di farlo sorgere, negli uffici della stessa Amministrazione provinciale; apertura di molte vie di comunicazione, tra cui la via della “Rivoluzione”, concepita per avvicinare a Bari Castel del Monte e la Murgia di Minervino; restauro di antichi monumenti, come Castel del Monte, con il nuovo e caratteristico viale turistico “Apulia”, che fa da cintura al maniero, e come l’allora cadente chiostro del Monastero benedettino di Conversano; i primi dispensari antitubercolari come quelli di Molfetta e di Putignano, realizzato, quest’ultimo, con l’acquisto della Villa Romanazzi. Insomma, un numero imponente di necessarie opere pubbliche eseguite senza aumentare la tassazione.

Matteo Fantasia, presidente della Provincia di Bari dal 1962 al 1970 e al cui nome è intitolata l’aula consigliare di questa Istituzione, così scrive: «Si trattò davvero di un ritmo impressionante di realizzazioni che fecero in quegli anni di Bari una vera metropoli…» e definisce quel periodo «l’età d’oro della provincia e della città di Bari».

«Sorprende pertanto», non può non rilevare Fantasia, «come improvvisamente, nel gennaio 1931, Viterbo rassegnasse le dimissioni, quasi a metà percorso del suo mandato…».14

 

Podestà di Bari: i problemi del tempo di guerra

Dall’aprile 1935 all’aprile 1943 ricopre la carica di Podestà di Bari.15 Il lungo e gravoso impegno amministrativo, le difficoltà economiche affrontate soprattutto nel tempo di guerra e le realizzazioni effettuate nonostante quanto stava accadendo in Italia con la ormai prossima sconfitta militare, sono ben illustrati dallo storico della Città di Bari Vito Antonio Melchiorre nella relazione dell’aprile 1987, intitolata Il Comune di Bari e l’Amministrazione Viterbo 1935-1943 (vd. nota 8). De Leo, nel Dizionario biografico, così commenta: «Pur operando tra ristrettezze e avversità, svolse l’incarico con forte spirito di iniziativa…».

 

La fine del fascismo

Francesco Francavilla così riassume il lavoro di anni: «Preside della Provincia e podestà di Bari, lasciò ricordo di saggia e limpida amministrazione e di qualche gesto generoso verso amici anche antifascisti, mai di faziosità e clientelismo…». Marco Lanera, sindaco di Castellana (1970-1975) e cultore di storia locale, integra questo, che egli stesso definisce «scabro profilo», svelando lo spontaneo e partecipe rapporto di Michele Viterbo nei confronti dei suoi concittadini durante il periodo fascista: «Non di qualche gesto generoso si deve parlare, precisa Lanera, ma di un continuato patrocinio, tanto più degno quanto più spoglio di personale interesse… [che] non si ridusse a sporadici sussidi, o alla soluzione di problemi materiali… ma si estese al consiglio illuminato, all’opera fraterna di direzione quasi di coscienza: nel senso di una severa e pura morale civica, che finiva a volte per toccare livelli epici assai più profondi e interioriChe dire, infine, del patrocinio anch’esso diuturno che Michele Viterbo validamente esercitò per lunghi anni a vantaggio di tutta intera la Università della sua patria castellanese?…».

Michele Viterbo, nelle sue “considerazioni”, scrive: «Poi i tempi divennero duri e giunse l’ora del “si salvi chi può”. Si salvarono le “facce toste” e i profittatori di ogni situazione. Si salvarono quelli che furono lesti a far “pollice verso” su tutto ciò che ieri ancora avevano esaltato. Io non fui di questa schiera, pur avendo sempre fatto riserve sul fascismo e pur avendone sempre rilevato le pecche che incidevano indubbiamente sulla coscienza e sul carattere degli italiani»… E più avanti, così continua: «Io conoscevo uno per uno i vecchi e veri antifascisti di Bari e provinciaCon tutti questi uomini di rettilinea fede ebbi sempre rapporti ispirati a sensi di reciproco rispettoPoveri e scherniti antifascisti che quasi si contavano sulla punta delle dita tanto erano pochi! Come va che oggi gli antifascisti sono una fiumana, compresi ex deputati del regime, ex ispettori federali, ex “fedelissime camicie nere”? E anche a me quasi nessun torto è venuto dai vecchi antifascistie invece tutti i torti mi son venuti da ex iscritti al partito di Mussolini, ora in affannosa ricerca di una nuova verginità politica…».16

Nell’agosto del 1950 debutta Peucezio (*)

Dal 1952 al 1960 il Nostro viene eletto consigliere provinciale nel Collegio di Castellana-Putignano-Noci. Fantasia, anch’egli nello stesso periodo nel Consiglio provinciale, lo ricorda come «lo storico del Consiglio…, tra i più presenti e i più assidui a stimolare e a promuovere iniziative».

Al primo biennio risalgono due opuscoli: Il turismo in provincia di Bari, edito a cura dell’EPT e ricavato da un suo intervento al Consiglio provinciale, e Attività dell’Amministrazione provinciale di Bari. Esame critico. Nel secondo quadriennio, pur sedendo sui banchi dell’opposizione quale indipendente di destra,17 «per il suo comportamento esemplare», scrive Fantasia, viene nominato componente del Consiglio dell’Unione delle province pugliesi e del Consiglio della Fiera del Levante.

È doveroso ricordare che Viterbo è il primo a portare in discussione in Consiglio provinciale i problemi del turismo e del potenziamento dell’Acquedotto Pugliese (molte località non sono ancora servite),18 e a iniziare e supportare trattative per il passaggio alla Provincia della Biblioteca De Gemmis.

 

La Puglia e il suo Acquedotto

Tra le opere più note del secondo dopoguerra si cita La Puglia e il suo Acquedotto, medaglia d’oro del “Premio Mezzogiorno” nel 1954 (Laterza 1954, 1991, 2010). Nella motivazione del riconoscimento si legge: «La Commissione segnala il contributo assai meritevole di Michele Viterbo che con il suo volume non soltanto ha scritto la storia della più grandiosa opera pubblica costruita per la rigenerazione economica e civile del Mezzogiorno, ma ha illuminato con il corredo delle ricerche laboriose e pazienti il lungo travaglio della regione pugliese per assurgere a più umane condizioni di vita sociale».

Anche l’Acquedotto Pugliese gli conferisce la medaglia d’oro «per aver collaborato nel campo dell’ingegno alla realizzazione, al potenziamento e alla conoscenza dell’Acquedotto Pugliese».

Il volume merita un lusinghiero commento di Luigi Sturzo, che vuole conoscere personalmente l’Autore, con cui in passato aveva polemizzato attraverso la stampa a proposito dell’ordinamento regionale. L’ultima edizione del 2010 viene pubblicata per iniziativa dell’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Puglia, con introduzione dell’assessore Fabiano Amati, anch’egli appassionato cultore del vitale problema dell’acqua.

 

I tre volumi di Gente del Sud

Di grande valore sono i tre volumi, editi sempre da Laterza, Gente del Sud (1959), Da Masaniello alla Carboneria (1962), con introduzione dello storico Raffaele Ciasca, e Il Sud e l’Unità (1966). I primi due volumi, nel dicembre 1964, sono premiati dall’Accademia Pontaniana di Napoli.

Nelle relazioni degli storici Nino Cortese, Gino Doria e Angela Valente vengono messi in risalto la validità delle opere, il grande amore dell’autore per la terra meridionale e la sua profonda conoscenza della storia del Sud. Luigi Sturzo esprime un giudizio favorevole e ritiene di aggiungere: «Da molti anni seguo con vivo interesse gli scritti che Viterbo pubblica…».

Il terzo volume, Il Sud e l’Unità, che completa la serie di Gente del Sud – titolo che nel 1959 era stato dato al solo primo volume, poi ribattezzato Antiche civiltà con l’edizione del 1987 – tratta il periodo storico a partire dal 1820-1821, sino all’indomani della prima guerra mondiale, con particolare attenzione al fenomeno del brigantaggio postunitario.

La critica giudica con ogni favore le tre opere, che sono recensite, tra gli altri, da autori del valore del Gabrieli, del Valsecchi e ancora del Ciasca e vengono segnalate in seduta pubblica, con parole di alto elogio, all’Accademia dei Lincei, da Luigi Salvatorelli. Questo giudizio è poi riportato nella sua recensione sulla Stampa  di Torino.

La trilogia è riproposta da Laterza nel 1987 con presentazione di Matteo Fantasia, quale presidente del Comitato di Bari dell’Istituto del Risorgimento succeduto a Viterbo, e introduzione di Aldo Vallone dal titolo Ricordo di Michele Viterbo.

Nel 2011 viene pubblicata una nuova edizione de Il Sud e l’Unità, con postfazione del governatore della Puglia Nichi Vendola. Con il “logo” dei 150 anni dell’Unità, l’opera rappresenta la Puglia alla mostra dei volumi celebrativi esposti nelle sale del Vittoriano e viene recensita prima, e poi presentata a Bari, presso la Libreria Laterza, dagli storici Vito Antonio Leuzzi e Giuseppe Poli, presidente, quest’ultimo, del Comitato di Bari dell’Istituto del Risorgimento. 

 

Monografie e opuscoli

Di seguito si elencano gran parte delle monografie e degli opuscoli pubblicati a partire dal 1953: Salvatore Cognetti-De Martiis; Giuseppe Capruzzi; Il trentennale dell’Università agli studi di Bari; Bari, in “Città d’Italia cent’anni fa”; Aragona Orsini del Balzo e Acquaviva d’Aragona nella contea di Conversano; Bari a Giandomenico Petroni (Viterbo detta anche la lapide apposta il 19 luglio 1968 sulla casa dello stesso Petroni); Giovanni Colella, un socialista d’altri tempi; Pasquale Cafaro nel ricordo di un vecchio amico; Un fratello di Garibaldi commerciante di olii a Bari; Castellana nella preistoria; Edmondo De Amicis e Matteo Renato Imbriani; Vito Nicola De Nicolò; Il carteggio di Giovanni Giolitti e il Mezzogiorno; Postilla a Bari e il Re Murat; Raffaele de Cesare: il giornalista, lo storiografo, il parlamentare. Luci ed ombre.

 

La Società di Storia Patria

Convinto assertore del contributo determinante, ma «ampiamente ignorato e sottovalutato», fornito dal Mezzogiorno alla causa dell’Unità d’Italia, Michele Viterbo è, in Puglia, tra i più anziani soci della Società di Storia Patria e ne riveste la carica di presidente dal 1927 al 1931 e dal 1939 al 1943. Più volte designato nei vari Consigli direttivi, viene nominato vicepresidente dal 1966 al 1973.19

 

L’Istituto del Risorgimento

Dal luglio 1954 sino alla fine, è presidente del Comitato di Bari dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.20

Sotto la sua guida si svolgono importanti manifestazioni, che portano in Puglia studiosi da ogni parte d’Italia, incoraggiando così le ricerche storiche sul periodo risorgimentale. Al Congresso nazionale tenutosi a Bari nell’ottobre 1958 con grande affluenza di storici e docenti, e alla contemporanea Mostra sull’età risorgimentale realizzata con l’Archivio di Stato di Bari, Michele Viterbo partecipa con il saggio Giuseppe Massari e la sua relazione sul brigantaggio e le province napoletane.

Tra gli ultimi convegni svolti dall’Istituto in campo nazionale si ricorda quello del 29-31 ottobre 1966, dal titolo Terra di Bari all’aurora del Risorgimento (1794-1799). Gli apprezzamenti manifestati, non soltanto nella relazione conclusiva, dal presidente nazionale dell’Istituto, lo storico Alberto M. Ghisalberti, bene esprimono il lusinghiero esito di quella rievocazione. Al ponderoso volume degli atti, edito da Laterza nel 1970, Michele Viterbo contribuisce con il saggio Il 1799 a Bari e in Puglia, che viene in seguito pubblicato anche separatamente, sempre da Laterza.

Nell’arco della sua vita Michele Viterbo, conferenziere dotto ed elegante, ha cooperato con oltre novanta testate (quotidiani, settimanali, riviste) e ha pubblicato oltre settanta tra volumi e opuscoli.

Muore a Bari il 13 aprile 1973.

 

Biblioteca, archivio, emeroteca, scritti inediti

Due anni dopo, per sua volontà, la maggior parte della sua biblioteca, oltre settemila tra volumi e opuscoli, viene donata al Comune di Castellana Grotte. Altre donazioni librarie sono state eseguite nel 2014 a favore della Biblioteca Nazionale (circa cinquecento) e dell’Archivio di Stato di Bari (circa ottocento). A quest’ultima Istituzione è stato anche destinato il prezioso archivio privato di Michele Viterbo, dichiarato nel 1990 di “notevole interesse storico” dalla Soprintendenza Archivistica della Puglia. Ulteriore documentazione (giornali e volumi) è custodita, sempre a Bari, presso la Teca del Mediterraneo – Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia.

Nel 1987 sono stati pubblicati dalla figlia dell’Autore, Silvia, tre volumi inediti, interpretati dalla stessa con metodo e rigore scientifico, dal titolo Castellana, la Contea di Conversano e l’Abazia di San Benedetto che partono dalla preistoria e giungono alla fine del Seicento. I tre volumi sono stati presentati a Castellana dallo storico del diritto romano  Francesco M. de’ Robertis, che firma anche l’Introduzione, e da Aldo Vallone.

Chi firma la presente relazione ha curato la pubblicazione di altri due volumi inediti di Michele Viterbo. Dagli ultimi re borbonici alla caduta del fascismo, nel 2006, è stato presentato prima a Castellana da Pietro Mezzapesa, Augusto dell’Erba e Donato Dino Viterbo, e poi a Bari, presso la Teca del Mediterraneo, da Vito Antonio Leuzzi e Marco Brando. Nel 2014 è stato la volta del Diario di un italiano che non va d’accordo con nessuno, presentato a Bari presso la Libreria Laterza, dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Giuseppe De Tomaso e da Eugenia Vantaggiato, direttrice dell’Archivio di Stato di Bari. La seconda edizione del Diario è stata resa disponibile ai lettori di questo sito, a partire dal settembre 2020. 

 

Note bibliografiche

[1] L’esordio in prima pagina ad appena 16 anni è ricordato da Nicola Coropulis: “Peucezio, sul «filo rosso» della storia da quando non aveva l’età”, in La Gazzetta del Mezzogiorno, 1887-1987 (Supplemento a La Gazzetta del Mezzogiorno), EDISUD, Bari 1977, p. 167-171.

[2] In un articolo del 18 aprile 1957 dal titolo Donna Matilde (Matilde Serao), a firma Peucezio, Michele Viterbo ricorda un viaggio fatto a Napoli nel 1909, con Alfredo Violante, allo scopo di sondare l’ambiente intellettuale partenopeo sulla possibilità, allora lontana, di far sorgere anche a Bari l’Università.

[3] Michele Viterbo è un esperto in materia. Pubblica, a partire dal 1908, numerosi articoli su temi didattici in cui contesta sia come è riportata a danno del Mezzogiorno la storia d’Italia nei testi scolastici, sia i favoritismi economici concessi dallo Stato alle sole scuole del Nord. Il Nostro insegna per qualche anno, partecipa a convegni e dibattiti, dirige il Patronato scolastico di Castellana, istituendo per gli alunni bisognosi la refezione scolastica, la distribuzione gratuita di libri, vestiario e scarpe, facendo così aumentare il numero dei frequentanti. Nel 1920 consegue l’abilitazione a direttore didattico; nel 1921 risulta primo eletto tra i componenti del Consiglio provinciale scolastico. Fa parte del primo Consiglio regionale scolastico della Puglia (1920-1928) ed è presidente della Federazione provinciale dei patronati scolastici. Nel marzo 1923 viene insignito dal Ministero della Pubblica Istruzione della Medaglia d’argento «per non comuni e gratuite prestazioni a vantaggio dell’istruzione elementare e popolare». Dal 1917 al 1931 è nominato, sempre dal Ministero della Pubblica Istruzione, ispettore onorario dei monumenti nei mandamenti di Castellana, Turi, Locorotondo, Putignano e Rutigliano.

[4] Prima di quella data, Michele Viterbo ha scritto: sul Giornale d’Italia del 19 marzo 1912 “La scuola e il Mezzogiorno. A proposito di una conferenza di Salvemini”; su l’Italia Meridionale del 24 marzo 1912 “I maestri, il professore Salvemini e la Legge Daneo-Credaro”. Due articoli con i quali Michele Viterbo, «pur polemizzando, fu tra i pochi insegnanti che si schierarono a favore della tesi di Salvemini». Commenta Pasquale Minervini.

[5] Le lettere di Gaetano Salvemini a Michele Viterbo sono state pubblicate, anche con qualche commento, in Gaetano Salvemini. Corrispondenze PugliesiCollana Salveminiana (a cura di Pasquale Minervini). Ed. Mezzina, Molfetta 1989. Mancano nel volume due lettere rimaste inedite, e di cui non si conoscono le date, rinvenute dopo la pubblicazione delle Corrispondenze e consegnate all’Archivio di Stato di Bari nel gennaio 2014 insieme agli originali delle altre lettere già pubblicate.

[6] L’articolo (non firmato) è pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 7 settembre 1957 con il titolo “Gaetano Salvemini è morto”.

[7] A firma Michele Viterbo sono stati in quegli anni pubblicati su la Democrazia pugliese del 28 gennaio 1912 “I discorsi di Fortunato sul Mezzogiorno”; sul Giornale d’Italia del 30 agosto 1917 “Suffragio universale e scrutinio di lista. Una lettera del sen. Fortunato”; sul Giornale delle Puglie del 17-18 maggio 1920 “Il Mezzogiorno reclama la riforma tributaria. Recensione al volume di Fortunato dal titolo «Questione meridionale e riforma tributaria»”.

[8] Le Relazioni sono state presentate nell’aprile 1987 in occasione della ristampa della trilogia Gente del Sud, al convegno organizzato dal Comitato di Bari dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, di cui Michele Viterbo è stato presidente per quasi 20 anni, e pubblicati in volume nel febbraio 1988 con il titolo La rivalutazione del Risorgimento pugliese e meridionale attraverso l’opera di Michele Viterbo, Atti del seminario di studi 13 e 14 aprile 1987, Levante Ed. Bari. Ernesto Bosna, L’opera di Michele Viterbo a favore della cultura popolare in Puglia; Raffaele Colapietra, La Camera di Commercio Italo-Orientale dall’istituzione al 1943; Francesco M. de’ Robertis, La storia della Puglia antica nella suggestiva rappresentazione di Michele Viterbo; Matteo Fantasia, Michele Viterbo amministratore della Provincia di Bari; Vito Antonio Melchiorre, Il Comune di Bari e l’Amministrazione Viterbo 1935- 1943; Tommaso Pedio, Il Sud e la Puglia nell’età moderna: da Masaniello alla Carboneria; Mario Spagnoletti, Michele Viterbo e i movimenti politici pugliesi alla vigilia della Prima Guerra Mondiale; Mauro Spagnoletti, Puglia e Mezzogiorno nell’età del Risorgimento; Aldo Vallone, Michele Viterbo attraverso le lettere inedite di G. Salvemini e G. Fortunato; Donato Dino Viterbo, L’opera di Michele Viterbo: aspetti geografici.

[9]Mio padre”, in La Gazzetta del Mezzogiorno 28 maggio 1957.

[10] “La breve storia di mio fratello Oronzino”, in Humanitas 2 dicembre 1917 .

[11] L’Ente pugliese di coltura popolare. Tre anni di lavoro e di battaglie. 1923-1926, Società Editrice Tipografica, Bari 1927; Programmi d’insegnamento per corsi serali per maestranze, Società Editrice Tipografica, Bari 1932.

[12] I mercati d’Oriente nei loro scambi col Mezzogiorno d’Italia, in “Quaderni della Camera di Commercio italo-orientale”, n. 1, Società Editrice Tipografica, Bari 1925; La produzione e il commercio degli olii nei paesi orientali e in Italia, in “Quaderni della Camera di Commercio italo-orientale”, n. 2, Società Editrice Tipografica, Bari 1926; Il commercio oleario con i paesi dell’Oriente, Relazione per l’VIII Congresso internazionale di olivicoltura, Società Editrice Tipografica, Bari 1926; I mercati europei del Nord-Est e la nostra esportazione di frutta ed ortaggi, in “La Gazzetta di Puglia”, 15 aprile 1927; Il mercato turco e le nuove possibilità per il commercio italiano, F.lli Laterza & Polo, Bari 1929; Il mercato russo e l’Italia, Relazione di Michele Viterbo al Congresso tenutosi a Roma il 9 luglio 1931 presso la Confederazione Nazionale del Commercio; Il mercato russo e l’Italia in uno studio della Camera di Commercio Italo-Orientale, in “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 22 agosto 1931; Politica Orientale, in “Bollettino di informazioni della Camera di Commercio Italo-Orientale”, 14 settembre 1932; Bari e l’espansione in Oriente, Relazione del Presidente della Camera di Commercio Italo-Orientale all’Assemblea Generale dei Soci, Bari, 21 settembre 1940.

[13] L’Amministrazione provinciale di Bari dal settembre 1927 all’aprile 1929, con una relazione del Preside Michele Viterbo, Società Editrice Tipografica, Bari 1929; Amministrazione Provinciale di Bari, Relazione del Preside e discussioni del Rettorato sul Bilancio 1931-IX, Scuola Tipografica dell’Istituto Provinciale “Apicella”, Molfetta 1931.

[14] La versione ufficiale delle “dimissioni” (p. 419-429 del Diario) non riporta la verità. A p. 59 e 60, sempre del Diario, è indicata la materia del contendere: Il progetto Tremonte per l’irrigazione della Puglia, che Viterbo voleva realizzare… «Avrebbe dato, scrive infatti il Nostro, ancor vita, ricchezza e prosperità alle popolazioni pugliesi e non è stato mai preso in considerazione… nel tempo stesso in cui si spendevano milioni su milioni per opere di abbellimento».

[15] Comune di Bari, Relazione del Podestà alla prima adunanza della Consulta municipale, 18 aprile 1937-XV, Tipografia Cressati, Bari 1937; Comune di Bari, Relazione del Podestà alla Consulta municipale sull’opera svolta dal 1935-XIII al 1943-XXI, G. Pansini, Bari-Andria 1943.

[16] Questi due brani sono tratti dalle p. 307 ss. del volume Dagli ultimi re borbonici alla caduta del fascismo. Altri riferimenti si possono trovare nel Diario (es. p. 63 e 463).

[17] «Una scelta discutibile, rileva Marco Lanera, ma quasi fatale per uno cui l’ottusa e interessata settarietà di molti aveva lasciato ben poco margine di scelta».

[18] Michele Viterbo sta per pubblicare la storia dell’Acquedotto e ben conosce le tante difficoltà che sono state affrontate per far giungere l’acqua nei paesi della Puglia. Nel 1922 è a capo dei Comitati di agitazione di Castellana, Conversano, Polignano e Monopoli e accanito oppositore dell’incapace presidenza del tempo che, con articoli di stampa e pubblici comizi, concorre a far sostituire nel marzo 1923. La mattina del 27 luglio dell’anno successivo, con un tripudio di folla, viene finalmente inaugurata la prima fontanina pubblica a Castellana (vd. p. 181 ss., Dagli ultimi re borbonici alla caduta del fascismo).

[19] Vd. Gli appassionati esploratori delle nostre vicende storiche, in “L’istruzione a Bari”, Favia Ed., Bari 1968, p. 103 ss.

[20] Per un’esauriente conoscenza della vita dell’Istituto a Bari, si rimanda a La nascita dell’Istituto del Risorgimento di Bari ed il rilancio degli studi sulla Puglia e sul Mezzogiorno. L’opera di Alberto Maria Ghisalberti e di Michele Viterbo di Vito Antonio Leuzzi, in “Risorgimento e Mezzogiorno”, n. 37/38, dicembre 2008, Levante Ed.

 

Molti degli argomenti citati in questa relazione sono stati illustrati dallo stesso Autore nel volume Dagli ultimi re borbonici alla caduta del fascismo.

 

Nicola Viterbo.

Comments are closed.