Nota biografica e bibliografica

La presente nota biografica e bibliografica è la stessa di quella riportata nell’ultima edizione 2018 del volume di Michele Viterbo “Peucezio”: Diario di un italiano che non va d’accordo con nessuno, 1943-1945. Il testo originale è stato corredato  di collegamenti ipertestuali che rimandano alle singole opere già digitalizzate nell’ Archivio digitale di Peucezio.
(Antonio Lovecchio, digital curator e webmaster)

 

Michele Viterbo nasce a Castellana Grotte (Bari) nell’ottobre 1890. All’età di 15 anni inizia a collaborare come corrispondente da Castellana con il Corriere del le Puglie, giornale per il quale, l’anno successivo, scrive i primi articoli, ottenendo dopo appena due mesi la prima pagina. Nel 1909 fonda, con Alfredo Violante, la rivista Puglia Giovane. Nel 1911 fa rappresentare una commedia in tre atti, “La moglie del prefetto”, che è una satira sui sistemi politici ed elettorali del tempo.

Dalla stessa data è assiduo collaboratore del settimanale Humanitas, che era diffuso in tutta Italia, diretto da Piero Delfino Pesce, nonché della “Pagina Meridionale” del Giornale d’Italia, in cui prende contatto dialettico con Gaetano Salvemini con articoli di argomento scolastico. Napoleone Colajanni e Salvemini approvano la sua collaborazione rispettivamente sulla Rivista Popolare, che esce a Napoli, e su L’Unità, che si pubblica a Firenze. Nello stesso periodo collabora con Il Mattino di Matilde Serao, con La Vita di Roma e scrive anche su Il Mondo di Giovanni Amendola, sulla rivista Critica Politica di Oliviero Zuccarini e su La Voce di Firenze, fondata da Giuseppe Prezzolini.

Degli anni 1908-1915 fanno parte le seguenti monografie: Discorso per il XX Settembre; Castellana nel Risorgimento nazionale; Castellana e le alluvioni attraverso i secoli; Gli operai e la Patria; I problemi della Puglia nell’ora presente; Un pioniere delle industrie, seminatore di bene: Saverio De Bellis; La tradizione pedagogica meridionale e Nicola Fornelli; Giuseppe Massari. Schizzo biografico; Un milite pugliese di quattro rivoluzioni: Raffaele Netti. Durante la prima guerra mondiale è decorato con la Croce di guerra e, alla fine del conflitto, viene chiamato a Roma a far parte dell’Istituto Storiografico di Stato Maggiore, in collaborazione con Giovanni Borelli, Giuseppe Prezzolini, Giovanni Marchi e altri studiosi e pubblicisti. Qui conosce il Maresciallo d’Italia Armando Diaz, con il quale ha una breve corrispondenza, come ricorda nel Diario.

Dal 1913 in poi pubblica decine di articoli sulla “questione meridionale” e sul “decentramento”. Il saggio La questione meridionale alla vigilia del suffragio allargato del 1913 merita il favorevole giudizio di Giustino Fortunato e di Gaetano Salvemini, con i quali intrattiene una considerevole corrispondenza, commentata nel 1987 dal dantista Aldo Vallone e specificatamente quella con Salvemini, ancora nel dicembre 1989, a cura di Pasquale Minervini per il Centro Studi Molfettesi, nella collana salveminiana. L’altro saggio, pubblicato nel 1920 dalla Treves di Milano, Un problema nazionale: il Decentramento, raggiunge il 14° migliaio.

Del 1918 è Nazione giovane, ordinamenti vecchi edito nella rivista Conferenze e Prolusioni di Roma. Del 1924 è Il Mezzogiorno e l’accentramento statale, a documentazione delle gravi sperequazioni a danno del Sud Italia. Il volume viene ampiamente recensito e discusso dalla stampa di ogni colore: tra gli altri giudizi, si cita quello di Rivoluzione Liberale, ricordato a pag. 268 del Diario. Nel 1927 è pubblicato Politica del lavoro nel Mezzogiorno, anch’esso recensito dalla stampa del tempo. Questi ultimi scritti fanno meritare a Michele Viterbo la sua giusta inclusione tra i meridionalisti. Nel 1915 aveva, intanto, fatto stampare la storia di una singolare figura: Un bandito pugliese del XVIII secolo. Scannacornacchia. L’opuscolo, ormai da de cenni introvabile, è stato ripubblicato in tiratura limitata nel 2005.

Notevole è il numero delle monografie che, in parte, si citano: Tre precursori: Imbriani, Bovio, Cavallotti; Uomini di Puglia: Andrea Angiulli, Sigismondo Castromediano, Giuseppe Massari, entrambi del 1916; Matteo Renato Imbriani e l’ora presente; Domenico Morea; Uomini di Puglia: Luigi Pinto, del 1921, quest’ultimo concittadino del Viterbo, come del resto anche Andrea Angiulli; Quattro riformisti: Bissolati, Bonomi, Turati, Treves sulla crisi del socialismo italiano e, ancora nel 1924, dopo averlo trattato l’anno precedente, Sidney Sonnino, che viene lodato per l’equanimità del giudizio storico e, in seguito, tradotto in cecoslovacco, mentre Bissolati, Bonomi, Turati, Treves è tradotto in francese.

Michele Viterbo, come è stato accennato all’inizio, collabora con il Corriere delle Puglie – che diventerà poi La Gazzetta del Mezzogiorno – dall’ottobre 1905 al luglio 1943 e, successivamente, con lo pseudonimo di “Peucezio”, dall’agosto del 1950 in poi, scrivendo oltre 1.500 articoli (l’inventariazione è ancora in corso) soprattutto di carattere storico ed economico-sociale. Dal 1925 al 1931, per conto della Gazzetta e della Camera di Commercio Italo-Orientale, cura con Sante Cosentino la pagina de La Gazzetta di Puglia intitolata “Le Vie dell’Oriente” con articoli di carattere economico-statistico-commerciale e, dal 1926 al 1939, si occupa anche della Gazeta Shqiptare, edizione albanese del quotidiano di Bari, con scritti che auspicano e incoraggiano gli scambi commerciali con i Paesi balcani ci e dell’Oriente mediterraneo. Dal novembre 1933 al marzo 1940, sarà presidente del Consiglio di Amministrazione de La Gazzetta del Mezzogiorno.

Del 1934 e del 1937 sono l’opuscolo Il Santo del lavoro (Don Giovanni Bosco) e il volumetto illustrato Bari e San Nicola nell’850° anniversario della traslazione delle reliquie da Mira a Bari.

Nell’arco della sua vita Michele Viterbo coopera con circa ottanta testate (quotidiani, settimanali, riviste) e pubblica oltre settanta tra volumi e opuscoli.

Tra le opere più note del secondo dopoguerra si cita La Puglia e il suo Acquedotto, medaglia d’oro del “Premio Mezzogiorno” nel 1954 (Laterza 1954, 1991, 2010). Il volume merita un lusinghiero commento di Luigi Sturzo, che vuole conoscere personalmente l’Autore, con cui in passato aveva polemizzato attraverso la stampa a proposito dell’ordinamento regionale. L’ultima edizione del 2010 viene pubblicata per iniziativa dell’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Puglia, con introduzione dell’Assessore Fabiano Amati.

Di grande valore sono i tre volumi, editi sempre da Laterza, Gente del Sud (1959), Da Masaniello alla Carboneria (1962), con introduzione dello storico Raffaele Ciasca, e Il Sud e l’Unità (1966). I primi due volumi, nel dicembre 1964, sono premiati dall’Accademia Pontaniana di Napoli. Nelle relazioni degli storici Nino Cortese, Gino Doria e Angela Valente vengono messi in risalto la validità delle opere, il grande amore dell’autore per la terra meridionale e la sua profonda conoscenza della storia del Sud. Il terzo volume, Il Sud e l’Unità, che completa la serie di Gente del Sud (titolo che nel 1959 era stato dato al solo primo volume, poi ribattezzato Antiche civiltà con l’edizione del 1987), tratta il periodo storico a partire dal 1820-1821, sino all’indomani della prima guerra mondiale, con particolare attenzione al fenomeno del brigantaggio postunitario.

La critica giudica con ogni favore le tre opere, che sono recensite, tra gli altri, da autori del valore del Gabrieli, del Valsecchi e ancora del Ciasca e vengono segnalate in seduta pubblica, con parole di alto elogio, all’Accademia dei Lincei, da Luigi Salvatorelli.

La trilogia è riproposta nel 1987 con presentazione di Matteo Fantasia, quale Presidente del Comitato di Bari dell’Istituto del Risorgimento succeduto a Viterbo, e introduzione del dantista filologo Aldo Vallone. Nel 2011 viene pubblicata una nuova edizione de Il Sud e l’Unità, con postfazione del Governatore della Puglia Nichi Vendola. Il volume rappresenta la Puglia alle celebrazioni unitarie in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Di seguito si elenca gran parte delle monografie pubblicate da Michele Viterbo a partire dal 1953: Salvatore Cognetti-De Martiis; Il turismo in provincia di Bari; Giuseppe Massari e la sua relazione sul brigantaggio e le province napoletane (saggio estratto dal volume degli Atti del 37° Congresso del Risorgimento italiano tenutosi a Bari nell’ottobre 1958); Il trentennale dell’Università degli Studi di Bari; Aragona, Orsino del Balzo e Acquaviva d’Aragona nella Contea di Conversano; Bari a Giandomenico Petroni (Viterbo detta anche la lapide, apposta il 19 luglio 1968 sulla casa dello stesso Petroni); Giovanni Colella, un socialista d’altri tempi; Pasquale Cafaro nel ricordo di un vecchio amico; Un fratello di Garibaldi commerciante di olii a Bari; Castellana nella preistoria; Edmondo De Amicis e Matteo Renato Imbriani; Vito Nicola De Nicolò, deputato di Bari; Il carteggio di Giovanni Giolitti e il Mezzogiorno; Raffaele De Cesare: il giornalista, lo storiografo, il parlamentare.

Alla fine del 1923 Michele Viterbo fonda l’Ente Pugliese di Cultura Popolare, di cui è direttore generale sino al 1943. L’Ente realizza nelle zone più disagiate della Puglia e della Basilicata scuole rurali, serali, materne, professionali per artigiani e operai, contribuendo in modo determinante alla lotta contro l’analfabetismo e alla qualificazione dei lavoratori. Per i risultati conseguiti, il Ministero della Pubblica Istruzione, allora dell’Educazione Nazionale, conferisce a Michele Viterbo, che era già stato insignito di una medaglia d’argento dello stesso Ministero, la medaglia d’oro di prima classe quale “benemerito della Scuola e della elevazione del popolo” e assegna all’Ente Pugliese la Stella d’oro al merito della Scuola indicandolo quale esempio in tutta Italia. Una seconda medaglia d’oro sarà conferita dal Ministero della Pubblica Istruzione a Michele Viterbo, nel 1970, per i meriti culturali da lui acquisiti.

Nel gennaio 1924 si costituisce la Camera di Commercio Italo-Orientale, di cui Viterbo cura sin dall’inizio l’organizzazione ed è prima segretario generale, poi direttore generale e, dal 1929 al 1943, presidente. Tre anni dopo la sua costituzione, l’Ente camerale ottiene la promozione a Ente morale e giuridico, divenendo la prima Camera di Commercio mista di tutta Italia. L’Istituto avvia l’esportazione di prodotti, l’insegnamento delle lingue, la conoscenza dei mercati orientali e dell’Est europeo e prelude all’istituzione della Fiera del Levante, di cui Viterbo predispone lo statuto.

Nel maggio 1925 viene iscritto d’ufficio al Partito nazionale fascista dalla sezione di Castellana Grotte. È nominato dal 1927 regio Commissario e poi, dal 1929 al 1931, Preside della Provincia di Bari. Dal 1935 all’aprile 1943 ricopre la carica di Podestà di Bari. A questi anni sono legate le maggiori realizzazioni della città e della provincia di Bari (Università, Fiera del Levante, Pinacoteca Provinciale, Campo di aviazione di Palese, apertura di molti tratti stradali, ecc.). Alla caduta del fascismo anch’egli è sottoposto a severo esame, il cui esito mette in risalto la sua dirittura morale e la correttezza della sua gestione.

Tra i più anziani soci della Società di Storia Patria per la Puglia, ne ricopre la carica di presidente dal 1927 al 1931 e quella di vice presidente negli ultimi anni. Dal luglio 1954, sino alla fine, è presidente del Comitato di Bari dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Sotto la sua guida si svolgono importanti convegni, che portano in Puglia studiosi da ogni parte d’Italia, stimolando le ricerche storiche sul periodo risorgimentale.

Tra gli altri congressi si ricorda quello tenutosi a Bari nell’ottobre 1966, il “1° Convegno di studio sulla Puglia nell’età risorgimentale”. Gli apprezzamenti espressi, non soltanto nella relazione conclusiva, dal Presidente nazionale dell’Istituto, lo storico Alberto M. Ghisalberti, bene esprimono il lusinghiero esito di quel convegno. Al ponderoso volume degli Atti, edito da Laterza nel 1970, Michele Viterbo contribuisce con il saggio Il 1799 a Bari e in Puglia, che viene in seguito anche pubblicato separatamente, sempre da Laterza.

Michele Viterbo muore a Bari il 13 aprile 1973.

Dopo la sua scomparsa sono stati pubblicati nel 1987 dalla figlia dell’Autore, Silvia Viterbo-De Jaco, tre volumi, interpretati dalla stessa con metodo e rigore scientifico, dal titolo Castellana, la contea di Conversano e l’Abazia di San Benedetto. Successivamente, a cura di chi scrive, sono stati da-ti alle stampe, nel 2006, Dagli ultimi re borbonici alla caduta del fascismo, come i tre precedenti da Schena editore, nel dicembre 2013, la prima edizione di questo Diario, Lupo Editore.

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